Riflessioni
Veneto

Leggere il cambiamento mentre prende forma. Dinamiche recenti e trasformazioni in corso nel mercato del lavoro veneto attraverso il monitoraggio della Bussola

Il mercato del lavoro veneto continua a crescere, ma cambia passo e composizione. Il contributo ripercorre i segnali più recenti emersi dal monitoraggio della Bussola, mostrando come l’osservazione tempestiva consenta di leggere le trasformazioni mentre prendono forma

Pubblicazione:
03/09/26

Il mercato del lavoro veneto continua a mostrare una notevole capacità di tenuta. I dati più recenti confermano una crescita delle posizioni di lavoro e un bilancio occupazionale ancora positivo. Ma, se si osservano le dinamiche con maggiore continuità e attenzione, emerge un quadro meno lineare di quanto possa suggerire il solo segno positivo del saldo.

Dopo la fase di forte espansione successiva alla pandemia, il mercato del lavoro sembra infatti entrare in una configurazione diversa. La crescita prosegue, ma cambia passo; le traiettorie diventano più discontinue; si modifica la composizione settoriale dell’occupazione e, progressivamente, anche quella della forza lavoro che ne sostiene l’espansione.

In questo quadro, la disponibilità di informazioni tempestive permette di osservare con continuità l’evoluzione del mercato del lavoro e di cogliere i segnali di cambiamento già nelle loro prime manifestazioni. I dati delle Comunicazioni Obbligatorie, disponibili a breve distanza dagli eventi e monitorati mensilmente attraverso la Bussola, consentono di seguire da vicino le dinamiche del lavoro dipendente nel settore privato. La rapidità dell’osservazione richiama, sotto questo profilo, la logica del nowcasting, ma l’aspetto più rilevante è soprattutto la possibilità di seguire i fenomeni nel tempo, mettendo in relazione gli andamenti più recenti con le traiettorie precedenti e distinguendo progressivamente le oscillazioni congiunturali dalle tendenze che progressivamente si consolidano.

Uno dei segnali più evidenti riguarda proprio il rallentamento della crescita. Non siamo di fronte, almeno per ora, a un’inversione della dinamica occupazionale: il bilancio rimane positivo e sostanzialmente in linea con quello dell’anno precedente. Si osserva però una progressiva normalizzazione rispetto ai ritmi particolarmente intensi del periodo post-pandemico.

Allo stesso tempo, le dinamiche diventano meno lineari. Questo è visibile soprattutto nell’industria, dove fasi di recupero e rallentamento si susseguono nel breve periodo, con differenze significative tra i comparti. In un contesto economico segnato da incertezza, tensioni internazionali e trasformazioni delle filiere produttive, la lettura del singolo mese acquista quindi pieno significato se inserita in una finestra temporale più ampia, tenendo conto della traiettoria che lo ha preceduto e della sua possibile evoluzione.

Ma, come anticipato, a cambiare non è soltanto l’intensità della crescita. Si sta modificando anche la sua composizione. I servizi continuano a fornire il contributo più consistente all’espansione occupazionale, mentre nell’industria emergono segnali più incerti e nelle costruzioni diventa più evidente un indebolimento della domanda di lavoro. Accanto alla dimensione quantitativa della crescita occupazionale, diventa quindi sempre più importante osservare dove si concentra e quali settori e componenti della forza lavoro ne sostengono maggiormente l’espansione. Questa ricomposizione assume inoltre caratteristiche diverse nei territori, riflettendo le differenti specializzazioni produttive e gli andamenti della domanda di lavoro a livello locale.

Anche sul versante contrattuale, la lettura richiede cautela e la capacità di distinguere il segnale dal rumore. Il tempo indeterminato continua a contribuire positivamente alla crescita delle posizioni di lavoro, ma con un ritmo più contenuto rispetto al recente passato. Per il tempo determinato occorre invece intercettare la dinamica di fondo, tenendo conto di un andamento fortemente condizionato dalla stagionalità e, nel periodo più recente, anche dall’aumento dei rapporti di brevissima durata in alcuni specifici comparti.

La stessa attenzione va posta alla composizione della forza lavoro. Nel quadro più recente assumono un peso crescente sia i lavoratori stranieri sia quelli nelle classi di età più mature. È un segnale che rimanda a una trasformazione più profonda della base demografica dell’occupazione e che va letto insieme alle crescenti difficoltà, segnalate dalle imprese, nel reperire la manodopera e le competenze necessarie. Un rallentamento della domanda complessiva può infatti convivere con persistenti difficoltà nel reperire specifici profili professionali, in determinati comparti e territori.

Anche sul fronte della mobilità emergono segnali di cambiamento. La forte crescita delle dimissioni volontarie che aveva caratterizzato la fase immediatamente successiva alla pandemia sembra progressivamente attenuarsi nel complesso del mercato del lavoro. Il fenomeno, però, non scompare e tende piuttosto a differenziarsi: in alcuni segmenti produttivi, come il metalmeccanico, la mobilità volontaria resta rilevante e può continuare a rappresentare una delle modalità attraverso cui i lavoratori si muovono nel mercato del lavoro e ridefiniscono i propri percorsi professionali.

Sono segnali che, presi singolarmente, possono apparire congiunturali. Osservati insieme e seguiti nel tempo, iniziano invece a delineare una trasformazione più ampia: non semplicemente un mercato del lavoro che rallenta, ma un mercato che sta cambiando configurazione.

È questa, forse, una delle funzioni più interessanti del monitoraggio tempestivo. Esso non serve soltanto ad anticipare la lettura delle dinamiche occupazionali, ma a seguirle mentre prendono forma: intercettare precocemente i segnali, formulare domande e verificare nel tempo se ciò che inizialmente appare come un’oscillazione sia destinato a rientrare oppure a consolidarsi. 

In questa prospettiva, il monitoraggio mensile della Bussola trova così naturale completamento nelle analisi trimestrali del Sestante, che, attraverso dati amministrativi stabilizzati e un perimetro di osservazione più ampio, consentono di verificare e approfondire i segnali via via intercettati.
In una fase caratterizzata da profonde trasformazioni demografiche, produttive e organizzative, e da un contesto economico sempre più incerto, poter osservare il mercato del lavoro mentre cambia diventa così parte essenziale della capacità di comprenderlo. 

 

Letizia Bertazzon, Stefania Maschio e Ilaria Rocco
Analiste dell’Osservatorio regionale Mercato del Lavoro

 

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